| Esperienza di allevamento dell’ Agapornis Lilianae |
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| Scritto da Roberto Zuffoli | ||||
Si ringrazia Roberto Zuffoli per aver dato il permesso per la pubblicazione dell'articolo.
La mia prima esperienza di allevamento con questa specie di pappagalli è cominciata nel 2006, quando venni a conoscenza da un mio amico che un allevatore di Agapornis poco lontano da casa mia possedeva una coppia di questi esemplari provenienti dal Belgio che riproduceva regolarmente e che in quel preciso momento aveva tre piccoli in fase di svezzamento.
Decisi così di contattarlo immediatamente per chiedere se me l’avrebbe ceduta, e la sua risposta fu subito un sì deciso, visto che era l’unica coppia di questa specie che possedeva, e il suo allevamento era composto esclusivamente di agapornis roseicollis piuma lunga e fischer in diverse mutazioni, l’unico “inconveniente” fu solo il tempo di attesa perché finisse di svezzare i piccoli, poi mi avrebbe ceduto tutto (coppia e i tre piccoli), i quali poi si rivelarono un maschio e due femmine. Trascorso all’incirca un mese e mezzo ricevetti la sua telefonata che i piccoli erano felicemente svezzati e sarei potuto andarli a prendere quando volevo. Detto fatto, presi la macchina e andai a prenderli immediatamente. Ero molto contento del mio accquisto, perché i soggetti erano (e sono tutt’ora) molto belli, di taglia più minuta rispetto al fischer di un bel colore verde chiaro brillante sul petto, la testa e il sottogola di colore arancio e il codrione verde brillante senza nessuna sfumatura viola che fa pensare alla stretta parentela con il fischer. Dopo circa un mese dall’accquisto, il vecchio proprietario (ora mio amico) mi chiamò al telefono e mi disse che un altro allevatore conoscente aveva una coppia di lilianae proveniente dalla Germania, che si era riprodotta e poi dopo aver allevato due piccoli è morta la femmina, così se fossi stato interessato avrei potuto comperare un maschio adulto e due piccoli. Anche in questo caso non me lo feci ripetere e mi accaparrai altri tre soggetti, (il maschio risponde allo standard del lilianae invece i piccoli risultarono di taglia maggiore, il becco troppo rosso e la testa con un collare giallo troppo marcato, segno che la madre probabilmente non era pura ma era incrociata con il fischer, vista la scarsità di soggetti in circolazione), comunque per il momento andava bene così. La prima coppia acquisita la alloggiai in una gabbia in stile inglese delle dimensioni di 90x50x50 con una cassetta nido standard per agapornis a sviluppo orizzontale (25x15x h=18) appesa all’interno della gabbia perché si sentisse più sicura e comincia a fornirgli subito rametti di salice a volontà ed una alimentazione sana (classico misto per agapornis arricchito di scagliola frumento e perilla, un buon pastoncino all’uovo, sali minerali miscelati al pastoncino e fettina di mela “golden” due volte la settimana.
La coppia essendo già affiatata, dopo 20 giorni in mio possesso intraprese subito una nuova deposizione di 5 uova, tutte feconde dalle quali naccquero 5 pulcini ricoperti da un piumino bianco. Purtroppo l’ultimo nato, dopo un giorno lo ritrovai morto schiacciato probabilmente dalla madre mentre rientrava nel nido; comunque si dimostrarono ottimi genitori e portarono allo svezzamento tutti i quattro piccoli rimasti. Sapendo che il pappagallo l’agapornis lilianae è più fragile e delicato rispetto agli altri personata (nigrigenis e fischer) preferii lasciare i piccoli insieme ai propri genitori anche dopo lo svezzamento, fino quasi alla stagione riproduttiva successiva per paura di perderli per lo stress dovuto al distaccamento dai genitori. Tutto andò per il meglio, e una volta raggiunta la maturità sessuale dei piccoli, (vale a dire dopo dodici mesi almeno) accoppiai una femmina con il maschio proveniente dall’altra coppia accquistata e anche loro si diedero immediatamente da fare portando a termine due covate all’anno senza problemi. Pertanto vorrei spezzare una lancia a favore dell’Agapornis lilianae, in quanto si dice che sia abbastanza difficile da allevare per la sua fragilità, io invece nella mia esperienza di allevamento posso solo dire che è vero che sono un pochino più fragili dei suoi congeneri (fischer e nigrigenis) in quanto durante i mesi invernali più freddi è meglio tenerli in locali chiusi dove la temperatura non scenda mai al di sotto dei 6/7° ma a parte qualche piccolo accorgimento in più si sono dimostrati ottimi genitori, portando sempre a termine due nidiate per anno composte da due/tre piccoli per covata. E’ un vero peccato che ancora lo si ritrovi così poco presso gli allevamenti di agapornis, non so se sia perché è ancora poco conosciuto o se perché vista la stretta somiglianza con il fischer, si preferisca allevare questo al posto dei lilianae. Spero che dopo aver letto questo articolo, più allevatori decidano di inserire nel proprio allevamento coppie di pappagalli lilianae, così da irrobustire e migliorare i ceppi presenti e che si comincino a vedere sempre più spesso alle esposizioni ornitologiche anche locali e non solo qualche soggetto a quelle Nazionali o addirittura Mondiali. |















