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Allevare le Calopsite Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
calopsite

Assieme ad agapornis e cocorite, la calopsita è ormai uno dei pappagalli di piccola-media taglia più diffusi nei negozi d’animali.
Questo pappagallino è molto docile ed intelligente, facile da allevare e da riprodurre.



Questo pappagallino è molto docile ed intelligente, facile da allevare e da riprodurre e con un prezzo di acquisto piuttosto contenuto: doti caratteristiche che gli hanno permesso una rapida diffusione, indirizzata soprattutto a chi si affaccia per la prima volta a questo mondo.

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Questo articolo è quindi rivolto ai neofiti oppure a chi è intenzionato ad un futuro acquisto.

Cercherò di inserire tutte quelle informazioni BASILARI che ognuno dovrebbe conoscere per far vivere al meglio il proprio pennuto!

Queste informazioni si basano sulle mie conoscenze e sulla mia esperienza, accetto volentieri consigli o critiche fondate per un ulteriore miglioramento.

Gli argomenti trattati sono uno spunto e sono volutamente non approfonditi, quindi non pensate di conoscere tutto sulle calopsite leggendo solamente queste pagine.

Per qualsiasi dubbio, curiosità o necessità di ulteriori informazioni, iscrivetevi al forum e chiedete pure: allevatori ed esperti sapranno sicuramente esservi d’aiuto.

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Innanzitutto voglio brevemente evidenziare un punto fondamentale, ovvero “posso tenere una sola calopsite?”.

I soggetti allevati a mano sono abituati alla presenza dell’uomo fin da piccoli, in pratica vedono il proprio padrone come se fosse (in natura) un membro della propria colonia o addirittura lo individuano come il proprio compagno/a.

Un soggetto allevato a mano potrà quindi essere tenuto da solo a patto che giornalmente gli si possa dedicare parte del proprio tempo,giocando o facendolo volare (non 2 minuti a guardarlo …) .

Un soggetto NON allevato a mano, soffrirà molto da solo e quindi è preferibile per la sua salute affiancarlo ad un altro suo simile.

La gabbia non è mai grande abbastanza se si pensa che in natura volano liberi tutto il giorno.

Non mi sento di dare misure minime perché altrimenti chi legge questo articolo si baserà sicuramente su quelle, senza cercare nulla di più grande.

A chi ne ha la possibilità consiglio la sistemazione in voliera all’esterno per soggetti non allevati a mano in quanto possono resistere bene ad inverni non troppo freddi se adeguatamente riparati.

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Per soggetti destinati ad un ambiente interno esistono in commercio gabbie per pappagalli robuste e di ogni tipo. Il mio consiglio è di trovare una gabbia sviluppata in orizzontale con le maglie quadrate in modo che si possano arrampicare agevolmente.

 

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La calopsite è molto docile e facile da addomesticare, inoltre è molto intelligente, consiglio quindi a tutti i possessori di soggetti non allevati a mano di tentare un addomesticamento.

E’ necessaria molta pazienza, qualche trucco, ma non esistono regole basilari in quanto ogni soggetto si presenta caratterialmente differente.

Un soggetto con un minimo di addestramento potrà volare e stare libero per qualche tempo, per poi tornare nella propria gabbia, istinto che viene provato fortemente con l’avvicinarsi della sera in quanto il pappagallo cerca un riparo sicuro per il riposo.

I soggetti allevati a mano potrebbero restare liberi tutto il giorno con qualche precauzione per evitare indesiderate perdite. Infatti se un esemplare dovesse uscire dalla finestra si sentirebbe molto spaventato e volerebbe senza un meta precisa. Difficilmente troverebbe la strada di casa, soprattutto in zone molto urbanizzate ( vedi l’articolo dedicato “Cosa fare in caso di fuga del pappagallo”).

Per quanto concerne l’alimentazione il misto di semi è comunemente usato ma non dà un giusto apporto alimentare al pappagallo. Sarebbe opportuno integrarlo con frutta e verdura, sali minerali e vitamine e in determinati periodi dell’anno con pastoncino all’uovo.

Quest’ultimo è soprattutto indicato nei periodi riproduttivi e invernali in quanto fornisce un elevato apporto vitaminico e proteico.

Gli estrusi e i pellettati, simili a crocchette, costituiscono un alimento molto completo per l’alimentazione di una colopsite. Tuttavia non devono rappresentare l’esclusività del cibo ma è molto importante cercare di non superare la dose indicativa del 60-80% sul totale.

Un problema molto comune nella calospite è l’identificazione del sesso; oramai sono in circolazione numerose mutazioni (variazioni rispetto alla livrea selvatica), aihmè non per tutte è possibile una distinzione visiva.

La livrea selvatica è differente per il maschio e per la femmina. Il maschio si presenta con la classica mascherina gialla sul volto, guance con vistosi cerchi arancioni ed un elegante mantello grigio molto scuro, colore che caratterizza anche le penne della coda.

Queste caratteristiche maschili sono riservate ad un animale adulto, infatti un soggetto giovane (solitamente fino alla seconda muta, circa una anno di età) presenta una livrea femminile, caratterizzata dall’assenza della mascherina gialla, dalla presenza di guance arancio meno intense e da numerose penne gialle nel sottocoda.

L’identificazione del sesso di un soggetto ancestrale giovane si basa solitamente nel controllo delle barrature delle remigeranti, ovvero delle penne delle ali.

Nelle femmine le barrature interessano tutte le penne e sono presenti sia in soggetti giovani che in soggetti adulti; nei maschi giovani le barrature interessano solamente una parte delle penne e tendono a scomparire totalmente dopo la prima o seconda muta, sostituite da penne più scure caratterizzate dall’assenza di barrature.

Nel caso il soggetto non fosse ancestrale il riconoscimento del sesso non sempre è possibile visivamente, sappiate che per alcune mutazioni si può risalire al sesso conoscendo la genetica dei genitori, mentre per tutti gli altri casi un metodo sicuro è il sessaggio molecolare.

Se state per accingervi all’acquisto di un soggetto, il mio consiglio è quello di non farsi influenzare dal tipo di mutazione che risulta essere più o meno rara, o dal tipo di mutazioni che potreste ottenere accoppiandolo ad un altro soggetto (a meno che non siate allevatori ), l’importante è scegliere un soggetto che appare sano, in buon condizioni e mantenuto in un ambiente pulito(vedi articolo dedicato all’acquisto).

Nel caso abbiate una coppia di calopsite e desideriate farla riprodurre, non sussistono grandi problemi.

Naturalmente si devono evitare quei periodi in cui la temperatura è bassa ( a meno che non li teniate in casa ) o troppo alta.

Due pulli nel nido
Due pulli nel nido

La coppia tenderà a continuare a riprodursi tutto l’anno se posta in condizioni ottimali, ma è bene non superare le 2 o 3 cove per non affaticarli troppo.

In media vengono deposte a giorni alterni 5/6 uova che si schiuderanno dopo 20/22 giorni. Durante il dì il maschio si occupa della cova mentre la notte tale compito è svolto dalla femmina.

Il nido deve essere di dimensioni adeguate: ne esistono alcuni sviluppati in orizzontale altri in verticale.

Per esempio un nido sviluppato in verticale dovrà essere alto 30/40cm, con una base di almeno 20x20 e con un foro di entrata dal diametro di 7 cm.

È importante anche inserire un adeguato strato di trucioli per avvolgere delicatamente l’uovo.

I piccoli vengono alimentati dai entrambi i genitori e solitamente escono dal nido attorno alle tre – quattro settimane di vita.

Nonostante riescano da subito a mangiare da soli, il maschio continuerà ad alimentarli per un breve periodo fino a quando non avranno raggiunto una completa autonomia.

 Nella speranza di avervi fornito utili informazioni, invito tutti a provare ad allevare questo simpatico animaletto.

L'articolo è stato scritto da Matteo e Mery, le foto sono delle loro Calopsiti.

Pulli di calopsite nel nido col genitore.
Pulli di calopsite nel nido col genitore.

calopsite giovane
Calopsite giovane
 

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