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Come addomesticare i pappagalli Stampa E-mail
Scritto da La fattoria di Alben   

 

 

 

   Immagine29
Come addomesticare i pappagalli.
L'addomesticamento è più o meno favorito dalla specie che si desidera addomesticare. Dipende in gran parte anche dalla personalità del volatile stesso, da quella del suo proprietario e dal rapporto instauratosi tra i due.

 


Gentilmente concesso da: http://www.calopsiti.com

Prima di tutto dobbiamo tenere conto che ogni uccello ha il suo carattere e ci sono soggetti che meglio di altri si addomesticano.E' bene ricordare che sarà più facile addomesticare un pappagallo in giovane età rispetto a uno più anziano.Parlando di pappagalli, quasi tutte le specie di taglia media e grande sono addomesticabili, ma anche il piccolo cocorito (ondulato). Con qualsiasi specie la pazienza e la calma sono indispensabili per ottenere buoni risultati ! Addomesticare un pappagallo richiede tempo, pazienza e tatto. Non bisogna MAI gridare o alzare le mani, ma procedere per gradi, con dolcezza e perseveranza: solo così riuscirete a instaurare un buon rapporto di fiducia reciproca.
Bisogna innanzi tutto procedere per fasi :
E' molto bene ricordare questi punti fondamentali : gli esercizi vanno ripetuti con calma e pazienzase il pappagallo fa ciò che gli chiediamo, dategli una ricompensal'apprendimento non deve mai sostituire il giocose un giorno l'uccello è svogliato, non sforziamoloIntelligentissimi ma anche vanitosi e piuttosto egocentrici. I pappagalli fanno fatica a non considerarsi la vera e propria star della casa. Se non vengono educati bene, la loro forte personalità può prendere il sopravvento. E la convivenza può diventare davvero difficile. Esiste un facile metodo, chiamato Nurturing Guidance, che può essere molto utile. Si tratta di semplici comandi che servono per stabilire con l’animale un rapporto di fiducia.
Ce li spiega il Dott. Med. Vet. Claudio Peccati;1. L’insegnamento si basa su quattro semplici comandi (su, scendi, no, va bene). E non prevede mai punizioni violente (anche perché con il pappagallo sono perfettamente inutili). Come a scuola, l’ambiente di studio è importantissimo. Le lezioni devono essere fatte in ambiente neutro, che non e vissuto dall’animale come un suo territorio. Per esempio una stanza diversa da quella in cui sta di solito. L’obiettivo finale deve essere comunque quello di ottenere obbedienza anche quando il pappagallo si trova nella sua gabbia. Il metodo deve essere seguito con costanza: le lezioni vanno ripetute una o due volte al giorno. Evitate però di sfinire l’animale: non impegnatelo più di 15-20 minuti e lasciate passare almeno due o tre ore tra una lezione e l’altra.2. Come per tutti i bravi insegnanti, le buone maniere sono essenziali. Prima di iniziare la lezione. Fate un bel respiro e assicuratevi di essere tranquilli e rilassati. Altrimenti, la lezione non avrà successo: i pappagalli sono animali sensibili. Se avvertono il vostro nervosismo si rifiutano di proseguire. O possono diventare aggressivi. Quindi, sorriso sulle labbra e voce ferma ma gentile. Pronunciate ogni comando come se vi aspettaste che il pappagallo lo esegua. Se non lo fa, niente sgridate (questo uccello adora le urla, continuerebbe a ignorare i comandi per godere delle vostre grida). Meglio una bella occhiataccia. E alla fine di ogni lezione, se è stato un bravo allievo, non negategli una gratificazione: un bocconcino o una carezza.3. Una volta fatte queste premesse, passiamo ai comandi veri e propri. 11 primo è «Su». Quando lo pronunciate, il pappagallo dovrà salire sulla vostra mano. E dovrà anche imparare a non saltare sulla mano di chiunque (o sulla vostra) quando ne ha voglia. Al secondo comando. «Scendi», il pappagallo dovrà imparare a scendere subito dalla mano, per posarsi su un oggetto. Per esempio, rientrare nella gabbia, oppure trasferirsi sul trespolo. Tenete presente che questi animali preferiscono sempre salire piuttosto che scendere, perciò, per il comando «Su», tenete la mano leggermente al di sopra del trespolo, per il comando «Scendi» al di sotto. Questa deve essere distesa e parallela al trespolo.
Il terzo comando è «No». Usatelo quando il pappagallo fa qualcosa che non va bene. E ricordatevi che non serve strapazzarlo. E un animale sensibilissimo alle espressioni del viso. Basterà accompagnare il comando a uno sguardo severo e piano piano lui imparerà ad associare l’ordine a un suo comportamento poco educato. La quarta parola chiave, «Va bene», è invece un modo per far capire al pappagallo che può fare qualcosa. Se, per esempio, vedete che vuole salire sulla mano di un ospite (e quest’ultimo è d’accordo) ditegli «Va bene». L’importante è associare sempre gli stessi gesti agli stessi ordini: questo animale intelligente non tarderà a capire che sono collegati. E vi ubbidirà.Un uccello addomesticato può talvolta assumere comportamenti strani, inaspettati, come per esempio durante il periodo di riproduzione, si dimostrerà più aggressivo verso di voi. In altri casi perché invece si è trascurato per troppo tempo, si isolerà e non cercherà più il contatto con voi.
 

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